ATTACCHI DI PANICO: Miti e leggende da sfatare!

Gli attacchi di panico sono una condizione psicopatologia legata all’ansia che affligge una quota cospicua di persone! Ma come funzionano in realtà gli attacchi di panico? Facciamo un po’ di chiarezza! I miti comuni sugli attacchi di panico sono molteplici, e molto spesso, incrementano la paura di chi ne soffre. Chi è preda di una forte ansia, infatti, finisce con il preoccuparsi delle possibili conseguenze associate ad essa, aumentando così la credenza di non riuscire a controllarla e che possa portare a gravi problemi fisici o mentali. L’ansia è perciò avvertita essa stessa come una minaccia, scatenando a sua volta una risposta di allarme in ognuno di noi e, dando luogo a un circolo vizioso. Per questo motivo, è opportuno consapevolezza sui pregiudizi più comuni quando parliamo di ansia o di attacchi di panico.

PREMESSE (Fidatevi, per adesso!)

  1. L’ansia è una condizione fisiologica
  2. L’ansia ci aiuta a sopravvivere
  3. L’ ansia non solo è innocua ma è addirittura vantaggiosa per l’evoluzione

LE PAROLE MAGICHE:

“FIGHT OR FLIGHT” o REAZIONE DI ATTACCO-FUGA!

Il segreto per imparare a gestire meglio gli attacchi di panico sta nella conoscenza di  questo  meccanismo evolutivo. Con l’espressione “reazione di attacco o fuga” ci si riferisce alle risposte fisiologiche che avvengono  nel nostro corpo e che ci preparano agli sforzi necessari per combattere o scappare quando ci troviamo di fronte ad uno stimolo percepito come pericoloso. L’ansia deriva proprio da questo meccanismo, che è presente in tutti i mammiferi e che predispone l’animale o l’essere umano a reagire attraverso la rapidissima attivazione di tutte le funzioni neurovegetative necessarie per una fuga o un attacco, ovvero accelerazione cardiaca, aumento del ritmo del respiro, tensione muscolare, aumento dell’attenzione e della vigilanza. In pochi istanti il nostro corpo è pronto ad attaccare o fuggire. Questo meccanismo fisiologico si è sviluppato nel corso dell’evoluzione per aiutarci a sopravvivere dalla tigre dai denti a sciabola, dal nemico che cercava di cacciarci dalla nostra tribù, da qualsiasi cosa che potesse minacciare la nostra vita. Ancora oggi, quando ci troviamo di fronte  ad  una situazione  stressante la nostra corteccia cerebrale invia al sistema nervoso simpatico il messaggio di preparare il corpo all’azione immediata.

Ecco un paio di esempi che possono aiutarci a cogliere l’immediatezza e gli effetti di tale meccanismo. Abbiamo voglia di mangiare una mela. Andiamo in cucina, raggiungiamo la ciotola in cui teniamo la frutta e … “Oh! Un ragno!”. Immediatamente tendiamo ad indietreggiare, il nostro cuore inizia a battere più velocemente, il nostro stomaco si chiude. Ma, nel giro di pochi istanti, ci rendiamo conto che non ci troviamo di fronte ad un pericolo estremo e il nostro corpo torna rapidamente in equilibrio.

Sei a letto. Vieni svegliato da un rumore. “Oddio, sarà un ladro?” Immediatamente entri in uno stato di allerta – ti siedi, tendi le orecchie, il cuore batte più rapidamente, i polmoni si dilatano per incamerare più ossigeno e ti prepari a reagire. Ad un tratto il tuo compagno grida “Scusa, mi è caduto un piatto”. Fai un respiro profondo e ti tranquillizzi. In entrambi i casi, in un tempo molto breve, ci rendiamo conto che c’è stato un errore nella nostra elaborazione dell’evento e il nostro corpo ritorna rapidamente in equilibrio.

Purtroppo  molti  di  noi  lottano  costantemente  contro  delle  “tigri  invisibili”, percependo  ovunque  pericoli     e minacce e attivando la reazione di “attacco-fuga” anche quando non vi è alcun pericolo reale. Molti sono gli eventi che possiamo percepire erroneamente come una minaccia o un pericolo e che pensiamo di non essere in grado affrontare. Qualche esempio? Dover parlare in pubblico, sostenere un colloquio di lavoro, andare ad un appuntamento, guidare nel traffico, partecipare a eventi sociali, parlare con il capo. Se sei un soggetto ansioso, è probabile che tu abbia paura di molte cose e che la reazione di “attacco e fuga” in te si attivi molto frequentemente.

Naturalmente, le situazioni rappresentano un pericolo solo se le percepiamo come tali.

Esaminiamo ora la fisiologia della reazione di attacco o fuga che, può aiutarci a gestire meglio le situazioni se capiamo esattamente ciò che sta accadendo e perché. E’ fondamentale comprendere che questa è una reazione naturale del corpo, che ha un inizio, uno svolgimento e una fine e che rappresenta una sofisticata catena che si       è sviluppata per aiutarci e proteggerci. Questa consapevolezza ci aiuta a rompere il circolo vizioso della paura e può perfino aiutare a calmarci, consentendoci di gestire i sintomi, riducendone intensità e durata.

 

COSA ACCADE NEL CORPO QUANDO SI ATTIVA IL MECCANISMO FIGHT or FLIGHT?

  • Vertigini e capogiri: sono causati dal rilascio di adrenalina e dall’aumento dei livelli di ossigeno;
  • Visione a tunnel: le pupille si dilatano per far entrare più luce, la muscolatura intorno agli occhi si contrae per migliorare la messa a fuoco sulla minaccia. Come risultato si ha la perdita della visione periferica;
  • Accelerazione cardiaca: il cuore inizia a battere più velocemente per aumentare la circolazione, prevedendo che i muscoli avranno bisogno di maggiore ossigeno;
  • Difficoltà di respirazione: le narici si dilatano per far arrivare più ossigeno ai polmoni, così da tenere il passo con l’aumento della circolazione del sangue (questo può innescare una rapida respirazione superficiale);
  • Tensione del collo e delle spalle: causata dal fatto che arriva più ossigeno ai muscoli;
  • Rossore: l’adrenalina provoca una dilatazione dei vasi così da migliorare il flusso sanguigno e l’apporto di ossigeno;
  • Sudorazione: il corpo si riscalda, perché è più difficile lavorare per far circolare il sangue,di conseguenza sudiamo, proprio per permettere al nostro corpo di raffreddarsi e quindi di regolare la temperatura;
  • Sensazione di “farfalle nello stomaco”: il cortisolo “spegne” il sistema digestivo, in quanto non è necessario per combattere o fuggire, reindirizzando il sangue ai sistemi essenziali come il cuore, i polmoni, le gambe e le Questo può anche causare disturbi gastrointestinali quali nausea e diarrea;
  • Secchezza delle fauci: il cortisolo spegne temporaneamente anche questo sistema non essenziale, riducendo la produzione di saliva;
  • Tremori, formicolio e agitazione: causati dal rilascio di adrenalina e dal sovraccarico di ossigeno;
  • Senso di oppressione al petto e alla gola e difficoltà di respirazione: il corpo si sta sovraccaricando di ossigeno, pertanto cerca di abbassarne il livello, riducendone l’assunzione

Se, in condizioni di normalità, l’ansia rappresenta una specie di allarme adattivo, nella sua espressione patologica, come negli attacchi di panico, assume una connotazione disfunzionale.

Negli attacchi di panico i sintomi fisiologici dell’ansia vengono interpretati in maniera catastrofica, ad esempio una normale accelerazione del battito cardiaco può essere erroneamente interpretata come un attacco di cuore. La persona a questo punto si spaventa ancora di più: ciò ha l’effetto di aumentare ulteriormente l’ansia e quindi di acuire i sintomi. Le sensazioni somatiche vengono quindi vissute come il segno che accadrà qualcosa di terribile e irrimediabile: “Perderò il controllo“, “Sverrò“, “Non tornerò più come prima“, “Mi verrà un infarto“. Si innesca così un circolo vizioso in cui la paura intensa, conseguente alle interpretazioni catastrofiche dei sintomi fisici e mentali, produce, a sua volta, un aumento dei sintomi stessi che vengono ulteriormente interpretati come catastrofici e confermano il timore iniziale di un malore imminente, portando in brevissimo tempo all’attacco di panico. Gli attacchi di panico rappresentano dunque l’esito di interpretazioni “catastrofiche” di normali reazioni corporee dovute all’ansia. La costante attenzione focalizzata sui segnali provenienti dal proprio corpo e dall’ambiente circostante favorisce la paura di un imminente attacco di panico. Questo stato di apprensione e di continuo monitoraggio delle proprie sensazioni interne a sua volta aumenta il livello d’ansia creando un circolo vizioso che si autoalimenta. In conclusione, si può affermare che negli attacchi di panico le reazioni fisiologiche dovute all’ansia vengono interpretate in maniera catastrofica generando una risposta di attacco o fuga, che si attiva però per un falso  allarme.

 

MITI E LEGGENDE METROPOLITANE

  1. E’ POSSIBILE IMPAZZIRE O PERDERE IL CONTROLLO DURANTE UN ATTACCO DI PANICO? Alcuni effetti della risposta di attacco o fuga, come abbiamo visto, sono responsabili di cambiamenti fisiologici che si attivano naturalmente in ognuno di noi, in presenza di uno stimolo percepito come minaccioso, comportando la comparsa fisiologica di alcuni segni che sono normali manifestazioni dell’ansia ma che possono essere interpretati come pericolosi per la loro natura bizzarra e inusuale e far temere, alla persona che le esperisce, di impazzire. Al contrario invece sono effetti secondari e del tutto fisiologici dell’iperventilazione innescata dalla paura, che ha la funzione adattiva di accumulare ossigeno per allertare il corpo al fine fronteggiare un pericolo. Questa risposta comporta l’alterazione del normale equilibrio tra ossigeno e anidride carbonica, con l’effetto di aumentare l’apporto di ossigeno in alcune aree del corpo e del cervello e dando luogo a senso di irrealtà, sensazioni strane rispetto al proprio corpo o parti di esso, confusione. Questa gamma di segnali sono temporanei e transitori al contrario di patologie quali la schizofrenia che è una condizione cronica i cui sintomi spesso riguardano alterazioni del pensiero e del comportamento, oltre deliri, allucinazioni e altre manifestazioni gravi con una genesi specifica e non legata all’interpretazione catastrofica dei sintomi ansiosi.
  1. E’ POSSIBILE SVENIRE DURANTE UN ATTACCO DI PANICO? NO. Molte persone, specie quelle che sentono il bisogno di essere sempre presenti a se stessi e hanno un eccessivo bisogno di controllo, hanno il timore che durante gli attacchi di panico possano svenire o non essere più in grado di badare a se stessi. In realtà la paura dello svenimento è molto spesso legata al timore di essere in balia degli altri e di subirne l’ostracismo sociale. Spesso la persona immagina che perdendo i sensi possa esporsi ad umiliazioni, giudizi negativi, compromissione della propria immagine sociale. Per fortuna, come dicevamo all’inizio, durante l’attacco di panico lo svenimento è un evento alquanto raro poiché, l’organismo si prepara a fronteggiare una minaccia e quindi più che svenire mette in atto una risposta di ipervigilanza, di reattività, di attacco o fuga. Effettivamente durante la crisi di panico tutto sembra accelerato e gli effetti dell’ansia e dell’adrenalina, hanno come risultato quello di “eccitare” più che far perdere i sensi. Tra l’altro durante l’attacco di panico si ha tachicardia e aumento della pressione arteriosa che difficilmente sono compatibili con lo svenimento o il collasso.

  1. E’ POSSIBILE AVERE UN INFARTO PER UN ATTACCO DI PANICO? La paura di avere un attacco di cuore è abbastanza comune, tanto che spesso, la diagnosi di attacco di panico viene fatta proprio al pronto soccorso, dove la persona è giunta temendo di avere un problema cardiaco. Come abbiamo visto in precedenza, in assenza di pregresse problematiche cardiache, la risposta ad uno stimolo minaccioso provoca esclusivamente un aumento del livello di ansia che può tradursi in un corteo di sintomi che possono far pensare a problematiche cardiache. La tachicardia, il possibile dolore al petto, la fame d’aria e le difficoltà respiratorie possono essere scambiate per un attacco di cuore specie in chi è al primo attacco di panico. Ovviamente vi sono delle differenze tra una ischemia cardiaca e l’attacco di panico anche se i sintomi possono assomigliarsi, ad esempio il dolore al petto e la mancanza d’aria dell’ischemia di solito sono legati a sforzi fisici e migliorano con il riposo mentre, nell’attacco di panico, possono presentarsi all’improvviso e in assenza di sforzi fisici. In ogni caso gli esami clinici, come l’elettrocardiogramma, possono differenziare le due condizioni. Ancora una volta dobbiamo soffermarci sul fatto che l’ansia alimenta se stessa: immaginiamo una persona che all’improvviso inizia a sentire il cuore che batte più velocemente, sente dolori al petto ed inizia a mancargli l’aria, è possibile che in una situazione del genere la persona si spaventi e inizi a temere il peggio. L’ansia provocata da una tale minaccia non fa altro che aumentare i sintomi (tachicardia, dolori  al petto, fame d’aria etc.) confermando l’interpretazione catastrofica che si sta per avere un attacco di cuore.
  2. E’ VERO CHE DA QUESTA PATOLOGIA NON SI GUARISCE? NO. Esistono due tipologie di trattamento considerate d’elezione, la terapia farmacologica e la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale. Il NICE (National Institute for Health and Care Excellence) inserisce nelle linee guida per il trattamento psicologico del panico la Terapia Cognitivo Comportamentale, che nei vari studi si è rivelata efficace sia nella riduzione dei sintomi sia nella prevenzione delle ricadute future. In base ai risultati di alcuni trial clinici, la terapia cognitivo- comportamentale può portare a tassi di remissione che vanno dal 70% al 90%. Essa si basa su protocolli di trattamento, in genere di breve durata, durante i quali il paziente prende consapevolezza dei pensieri che alimentano il suo disturbo e che influenzano il suo comportamento, imparando quindi a gestirli in maniera più proficua e a non farsi travolgere dall’esperienza del panico. Lo psicoterapeuta può aiutare la persona a sviluppare nuovi modi di comportarsi e di pensare, utili a gestire in modo funzionale e a lungo termine il problema. L’esposizione graduale alle situazioni temute, in immaginazione e in vivo, è una delle tecniche utilizzate per aiutare il paziente ad affrontare nuovamente tutte le situazioni temute o evitate, prima insieme al terapeuta e poi in autonomia, applicando le strategie apprese nel corso delle sedute

Dott.ssa Caterina Franci

Psicologa

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

caterinafranci@gmail.com

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