EMDR e trauma

non capiamo mai quanto è buona la nostra memoria fino a quando cerchiamo di dimenticare qualcosa”(Etnienne Bonnot de Candillac)emdr

Se potessimo osservare il  nostro cervello mentre siamo impegnati nelle attività più disparate, come annusare un fiore, dormire, ricordare il volto della persona amata, vedremmo le varie aree del nostro cervello funzionare a turno in corrispondenza dell’attività che stiamo svolgendo; infatti ogni esperienza della  nostra vita, per essere considerata tale, deve trovare una corrispondenza dentro di noi, nelle nostre reti e aree celebrali. Queste  connessioni neurali svolgono un ruolo essenziale nei processi che permettono di ricordare le esperienze.

Tante esperienze quotidiane sembrano passare dentro di noi senza lasciare tracce, mentre altre sembrano lasciare un’impronta indelebile nella nostra memoria. In realtà, fin dall’infanzia viviamo nella quotidianità delle esperienze negative che tuttavia, in maniera adattiva, vengono immagazzinate nel nostro cervello, contribuendo alla formazione stessa della nostra identità e della nostra mente. L’informazione viene cioè integrata in uno schema cognitivo ed emotivo positivo, utile alla persona (Shapiro F., 1995).

Alcune esperienze tuttavia possono essere così dirompenti da non essere immagazzinate in modo funzionale, divenendo dei veri e propri traumi. Per trauma si intende, infatti, un evento travolgente in grado di sovrastare la capacità della mente di integrare ed elaborare i dati ad esso connessi; sono esperienze con un impatto emotivo così intenso da impedire quindi il normale svolgimento della propria vita.

Negli ultimi anni la ricerca ha messo in evidenza molti meccanismi coinvolti nel vissuto di un evento traumatico, prestando particolare attenzione al processo di codifica del ricordo doloroso e le conseguenze a lungo termine dal punto di vista neurobiologico. A livello terapeutico è stato osservato come gli avvenimenti più penosi non scompaiono facilmente dalla nostra memoria, procurando sofferenza anche a decenni di distanza, in grado di condizionare lo sviluppo e il benessere fisico, psichico e sociale.

L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) è un trattamento psicoterapeutico originariamente nato per desensibilizzare efficacemente i sintomi disturbanti legati ai ricordi traumatici. Grazie ai movimenti oculari si riducono gli effetti dei sintomi (desensibilizzazione) e si riattiva il fisiologico processo di elaborazione delle informazioni (riprocessamento).

Ogni ricordo, infatti, è composto da immagini, sensazioni, emozioni e pensieri: l’EMDR permette al cervello di rielaborare in senso positivo il pensiero relativo al ricordo e quindi modificare l’idea di sé e del proprio valore. Contemporaneamente riduce le sensazioni corporee spiacevoli e/o dolorose, attenuando le emozioni negative, fino alla scomparsa totale dei sintomi.

Scendendo maggiormente nel dettaglio, il trattamento opera contemporaneamente su tre livelli: corporeo, emotivo e cognitivo, conducendo all’integrazione delle informazioni, fino a formare una nuova memoria. In questo modo, il fatto accaduto diventa un ricordo accessibile e gestibile, privo delle connotazioni sintomatiche e disturbanti che solitamente lo caratterizzavano.

Grazie all’EMDR i pazienti ricordano ancora l’evento o l’esperienza, ma sentono che fa parte del passato e il contenuto risulta totalmente integrato in una prospettiva più adulta.

 

La psicologa statunitense, Francine Shapiro, nota per aver sviluppato la terapia EMDR, per spiegare quanto avviene durante questo trattamento afferma che l’informazione riguardo al trauma, invece di essere metabolizzata, rimane bloccata e vivida nelle reti neurali, conducendo una vita autonoma e isolata dal resto della rete, senza mai integrarsi con le altre informazioni immagazzinate.

L’obiettivo della terapia è quindi la riorganizzazione del ricordo in memoria, in modo da riuscire ad immagazzinarlo in modo funzionale, sollecitando il cervello del soggetto a riprendere la sua normale attività. Dopo l’Emdr il soggetto ricorderà ancora l’evento o l’esperienza ma, essendo questo ormai collocato come un evento passato, il contenuto risulta completamente integrato.

 

L’applicazione della tecnica EMDR è svolta sempre all’interno di un processo psicoterapeutico che ha come base teorica il modello Adaptive Information Processing (Shapiro F., 1995), cioè il modello dell’elaborazione adattiva dell’informazione. Inoltre è un metodo psicoterapico strutturato che facilita il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia ad eventi traumatici, che a esperienze più comuni ma emotivamente stressanti. E’ un approccio interattivo e standardizzato, scientificamente comprovato. L’efficacia del trattamento EMDR nella cura di diversi disturbi psicologici è evidence-based, scientificamente comprovata da numerosi studi scientifici  (Solomon R., Shapiro F. (2008),Shapiro F., Kaslow F.W., Maxfield L. (2011), Fernandez I., Maslovaric G., Veniero Galvagni M. (2011), che ne descrivono anche i correlati neurobiologici e neurochimici.

 

Luciana Rotundo

Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

Mediatrice Familiare

 

 

 

 

I commenti sono chiusi.