La psicoterapia psicodinamica

Il percorso terapeutico di tipo psicodinamico, è un percorso di analisi, scoperta ed integrazione tra le diverse parti di sé, tra il proprio passato ed il proprio presente, tra il proprio mondo interno rappresentazionale ed il mondo esterno delle relazioni reali.

La finalità è quella di aiutare la persona a recuperare la propria “autenticità” e ad accettarsi nella propria completezza fatta di tante parti spesso in conflitto tra loro oppure tenute nascoste, mascherate da sentimenti  negativi e carichi di sofferenza e di avviare un processo di “autoriflessione”,“autoanalisi”ed “autorealizzazione” finalizzato a restituire all’individuo la responsabilità sulla propria persona e sulla propria esistenza.

 

 

In generale possiamo dire che un percorso di psicoterapia  “è un processo interpersonale consapevole e pianificato, volto a modificare situazioni di sofferenza, tramite mezzi psicologici, verbali e non verbali”.

Esistono molte scuole di pensiero, che privilegiano diversi aspetti della cura; abbiamo psicoterapie finalizzate alla riduzione del sintomo in un tempo ragionevolmente limitato e che intervengono sul “qui e ora” del momento terapeutico e psicoterapie orientate alla ristrutturazione di personalità che guardano al passato della storia della persona e che necessitano di tempi più lunghi per raggiungere i propri obiettivi.

Sono molte le caratteristiche che distinguono le diverse scuole di pensiero e che rendono così vasto e florido il campo della psicoterapia, così come vasto e diversificato è tutto il campo delle “scienze umane”, che per definizione non può essere spiegato da una sola prospettiva ma necessita di molti punti di vista e di molte sfumature per essere compreso.

La psicoterapia psicodinamica rientra in questo vasto ventaglio di possibilità terapeutiche e comprende a sua volta molti orientamenti teorici diversi; per citare solo i più famosi ed autorevoli, abbiamo la “psicoanalisi Freudiana”, la “psicologia analitica Junghiana”, la psicoanalisi Lacaniana e la psicologia individuale di Adler.

Il termine “psicodinamico”, deriva dal pensiero di Freud, il quale descriveva l’apparato psichico in termini di energia pulsionale libidica e rimanda ad una visione “dinamica” della mente e della psiche, ossia in costante movimento tra “interno ed esterno”, tra “conosciuto e sconosciuto”, tra “passato e presente”.

Ogni approccio terapeutico cosiddetto psicodinamico privilegia alcuni aspetti piuttosto di altri, ma possiamo individuare alcuni concetti comuni, che possono essere riscontrati nei diversi orientamenti teorici.

Un approccio di tipo psicodinamico riconosce un funzionamento mentale “inconscio”, ossia non consapevole; secondo questa prospettiva, sensazioni e stati affettivi che hanno accompagnato il vissuto di eventi passati e dei quali non siamo consapevoli, possono influenzare il nostro comportamento. Una parte del lavoro psicoterapico dunque è volto a recuperare, portando alla coscienza, questi vissuti emozionali, tramite l’analisi dei sogni, delle fantasie e di tutto il mondo psichico ed immaginativo della persona.

Molti studi sulla “memoria” dimostrano l’esistenza di un tipo di memoria cosiddetta “implicita”, che guida i nostri comportamenti in maniera “automatica”, “non consapevole”; questi studi sono molto importanti poiché sostengono l’esistenza di emozioni relative a “rappresentazioni mentali” inconsce, che influenzano il nostro comportamento.

Un altro concetto centrale di una psicoterapia psicodinamica è il fatto che le esperienze infantili, insieme alle caratteristiche genetiche dell’individuo, plasmano la persona adulta.

Secondo le più recenti teorie psicodinamiche, le esperienze precoci di relazione con le figure di accudimento (in particolare la madre), vengono “interiorizzate” in termini di “rappresentazioni mentali interne” di quella relazione e vengono riproposte nelle relazioni affettive adulte. Un bambino che avrà esperito con la propria madre un tipo di “attaccamento insicuro”, ossia carico di angoscia,  ambivalenza ed insicurezza, potrà presentare in età adulta un attaccamento “insicuro” sia nei confronti dei propri figli, che del partner, che delle persone con cui crea una relazione importante.

Secondo queste teorie, esperienze particolarmente dolorose potrebbero provocare un “danno” al livello della “capacità di mentalizzare”, ossia di “riflettere sui propri pensieri e sui propri vissuti emotivi” (vedi Funzione riflessiva di Fonagy); questa particolare condizione può spiegare la tendenza di alcune persone ad esprimere le proprie emozioni, in particolare la rabbia, in maniera esplosiva ed impulsiva, piuttosto che riuscire a “pensare ed a parlare delle proprie emozioni”. Il lavoro psicoterapico è dunque volto ad analizzare ed intervenire sulle rappresentazioni relazionali interne e sulle emozioni relative, all’interno di una relazione “sicura”, quella con il terapeuta.

Un altro principio fondamentale su cui si base la psicoterapia psicodinamica, deriva dalle osservazioni di Winnicott (1960) relative alla relazione madre-bambino. Secondo questo autore, una incapacità da parte del genitore nel comprendere e rispondere prontamente ai bisogni del bambino e la tendenza a distorcere i suoi reali bisogni, fa sì che il bambino si conformi ad aspettative inautentiche e che sviluppi quello che Winnicott definisce un “falso Sé”. Uno degli obiettivi della terapia dunque è quello di far recuperare all’individuo la propria unicità ed autenticità, tenuta spesso sepolta da sentimenti di vergogna, umiliazione e colpa.

 

Il lavoro psicoterapeutico, è dunque volto ad “analizzare” queste “rappresentazioni interne”, tramite l’esplorazione dei vissuti relativi alle esperienze passate e presenti , delle emozioni che emergono nell’ambito della relazione psicoterapeutica e della capacità di “pensare al proprio mondo interno”, ovvero utilizzare ogni possibile interazione per avviare un processo di consapevolezza e riflessione su di sé, che prosegua al di fuori ed oltre lo spazio terapeutico.

Il percorso terapeutico di tipo psicodinamico, è un percorso di analisi e scoperta delle parti nascoste di Sé, delle proprie parti più oscure, più “inconsce”; è un lavoro di conoscenza, e di “integrazione” tra le diverse parti di sé, tra il proprio passato ed il proprio presente, tra il proprio mondo interno rappresentazionale ed il mondo esterno delle relazioni reali.

La finalità è quella di aiutare la persona a recuperare la propria “autenticità” e ad accettarsi nella propria completezza fatta di tante parti spesso in conflitto tra loro oppure tenute nascoste, mascherate da sentimenti  negativi e carichi di sofferenza e di avviare un processo di “autoriflessione”, “autoanalisi”ed “autorealizzazione” più soddisfacente e “dinamico”. Possiamo dire che l’obiettivo principale è quello di restituire all’individuo la responsabilità sulla propria persona e sulla propria esistenza.

È un processo che avviene all’interno di una relazione, quella tra paziente e psicoterapeuta; o meglio, all’interno di un “dialogo” tra queste due persone.

La narrazione della propria storia acquista dunque significato nell’incontro tra un narratore che sente il bisogno di analizzare, conoscere e capire più a fondo se stesso e di un interlocutore che ascolta con curiosità viva ed attenzione.

Possiamo dunque affermare che lo strumento principale del lavoro psicoterapeutico psicodinamico, è la “parola”, una parola che “esprime”, che “comunica”, che “interpreta”, che “spiega”, che “integra”, che “comprende”, che “ascolta” e che “cura”.

 

Dr.ssa Caterina Stefanini

Psicologa Psicoterapeuta

Specialista in Psicologia Clinica33

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