Come disinnescare le emozioni

Come gestire le emozioni e disinnerscarle

La ricetta dell’ americano Siegel per ritrovare il benessere

da Il corriere.it di Angelo De Micheli del 10 Maggio 2009

 

«L’ approccio proposto da Siegel – continua Amadei – fa leva su questo concetto: percepisco i miei sentimenti e le mie emozioni senza essere costretto a reagire.

E’ un’ idea innovativa che potrebbe suonare come un invito alla rassegnazione. Ma non lo è, perché l’ indicazione di Siegel è: “osservate i vostri sentimenti senza perdervi in essi”. In sostanza: “riconoscete i vostri sentimenti ma non fatevene turbare”. Una tecnica facile e alla portata di tutti che promette risultati interessanti». «Ma la mindfulness si rivela utile anche per quanto riguarda la cosiddetta “coazione a ripetere”. Con queste parole – continua Amadei – Freud indicava quel processo che si attiva, in modo automatico ed inconscio, quando entriamo in rapporto con una persona per noi significativa.

Si tratta di una tendenza a ripetere vecchie ed abituali modalità di relazionarsi, che sovrastano le caratteristiche specifiche di chi stiamo realmente incontrando. In questo risiederebbe l’ essenza dei disagi psichici e delle sofferenze esistenziali: l’ incapacità a vedere veramente la persona di fronte a noi, qui ed ora, mettendole addosso “panni” non suoi, che di fatto la “deformano” secondo paure o aspettative apprese durante l’ infanzia. Ognuno di noi sarebbe, insomma, contraddistinto da un cliché, cioè da uno stile relazionale prevalente, la cui interpretazione da parte del terapeuta rappresenta un passaggio verso la cura.

E’ importante capire che Siegel non propone un suo approccio psicoterapico ma invita ad inserire pratiche di mindfulness in modelli preesistenti (cognitivo, psicoanalitico) per potenziarne l’ efficacia e per arrivare a quell’ interpretazione del cliché così importante per avviarsi verso una soluzione terapeutica».

Presto e bene: questo è il modo con cui chi si trova alle prese con problemi di ansia e depressione vorrebbe uscirne. Ma è davvero possibile? La psicoterapia ha da sempre dovuto fare i conti con le richieste di mercato. Nata per trattare pochi e ben definiti casi di disturbi della personalità, ha dovuto rapidamente mettersi a disposizione di molti utenti con problematiche differenti. È così che è nata la psicoterapia di gruppo e tutte le tecniche mirate a fare della psicoterapia qualche cosa di “breve” e di facilmente abbordabile, che possa servire anche in casi di “urgenza” quando si verificano catastrofi naturali o si deve superare lo shock di un attacco terroristico. E su questa linea che si muove anche Daniel J. Siegel, condirettore del Mindful Awareness Research Center della University of California che ha da poco pubblicato Mindfulness e cervello (edito da Raffaello Cortina), in cui propone la ricerca del benessere psicologico e fisico attraverso la “consapevolezza” di se stessi.

Il libro, ora tradotto in italiano, ha il merito di mettere in luce le grandi possibilità della tecnica sia per chi la sperimenta in prima persona sia per gli psicoterapeuti intenzionati ad adottarla. Il metodo ideato da Siegel prevede incontri di gruppo, organizzati su temi ben precisi, in cui le persone rivivono le loro esperienze, diventando insieme “spettatori e attori” della propria vita, consapevoli degli eventi passati tutti accettati come positivi. Siegel si serve delle più disparate esperienze, da quelle più propriamente religiose a quelle di meditazione, proposte da diverse scuole, per aiutare i suoi “allievi” a raggiungere una condizione di benessere sintonizzandosi con il proprio presente.

«L’ obiettivo di questo metodo è arrivare a rivedere i momenti salienti della propria vita togliendo, per così dire, l’ audio, eliminando cioè la risonanza emotiva – spiega Gherardo Amadei, docente di psicologia dinamica all’ Università Milano-Bicocca. «L’ approccio proposto da Siegel – continua Amadei – fa leva su questo concetto: percepisco i miei sentimenti e le mie emozioni senza essere costretto a reagire. E’ un’ idea innovativa che potrebbe suonare come un invito alla rassegnazione. Ma non lo è, perché l’ indicazione di Siegel è: “osservate i vostri sentimenti senza perdervi in essi”. In sostanza: “riconoscete i vostri sentimenti ma non fatevene turbare”. Una tecnica facile e alla portata di tutti che promette risultati interessanti». «Ma la mindfulness si rivela utile anche per quanto riguarda la cosiddetta “coazione a ripetere”. Con queste parole – continua Amadei – Freud indicava quel processo che si attiva, in modo automatico ed inconscio, quando entriamo in rapporto con una persona per noi significativa. Si tratta di una tendenza a ripetere vecchie ed abituali modalità di relazionarsi, che sovrastano le caratteristiche specifiche di chi stiamo realmente incontrando. In questo risiederebbe l’ essenza dei disagi psichici e delle sofferenze esistenziali: l’ incapacità a vedere veramente la persona di fronte a noi, qui ed ora, mettendole addosso “panni” non suoi, che di fatto la “deformano” secondo paure o aspettative apprese durante l’ infanzia. Ognuno di noi sarebbe, insomma, contraddistinto da un cliché, cioè da uno stile relazionale prevalente, la cui interpretazione da parte del terapeuta rappresenta un passaggio verso la cura.

E’ importante capire che Siegel non propone un suo approccio psicoterapico ma invita ad inserire pratiche di mindfulness in modelli preesistenti (cognitivo, psicoanalitico) per potenziarne l’ efficacia e per arrivare a quell’ interpretazione del cliché così importante per avviarsi verso una soluzione terapeutica». «La mindfulness non è una abilità cognitiva ma una modalità di essere – ricorda ancora Amadei – caratterizzata da un’ attenzione piena, ma scevra da giudizi, nei confronti del reale.

Conosciuta da millenni in diverse tradizioni spirituali, quella buddista, ma anche quella cristiana, la mindfulness è una laicizzazione della meditazione di consapevolezza, cioè dell’ indiana vipassana (che significa vedere le cose in profondità, come realmente sono). Dagli inizi degli anni ‘ 90, pratiche di mindfulness sono presenti in diverse psicoterapie per promuovere il benessere del corpo e della mente. Prove sempre più convincenti quanto all’ efficacia della mindfulness stanno alla base della sua diffusione in contesti clinici disparati, ad esempio per affrontare i traumi dei reduci dalla guerra in Iraq». «Una volta compreso che Siegel invita ad inserire pratiche di mindfulness in modelli di cura già noti – conclude Amadei – la speranza è che tale invito venga accolto anche in Italia, dove chi parla di mindfulness sembra ancora imputabile di “connivenza” con la new-age».

Angelo de’ Micheli

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