Da: Prove per un incendio (di Shalom Auslander)



Un brano tratto da questo romanzo in cui l’autore, con tanta ironia, si prende gioco delle paure più comuni, come quelle della morte: mostra come il resistere alle paure non fa che accentuarle, mentre provare ad accettare ciò che non si può cambiare, apre il varco ad un modo nuovo di vivere la nostra sofferenza.

“Io voglio solo che la mia famiglia sia al sicuro! disse Kugel. “Voglio solo che il mondo ci lasci in pace. E’ chiedere troppo?”

“Che cosa disse Gesù Cristo” chiese il professor Jove* “quando lo inchiodarono sulla croce?”

“Non saprei” ribattè Kugel. “Che cosa disse Gesù Cristo quando lo inchiodarono sulla croce?”

“Ahia” rispose il professor Jove.

“Non capisco” fece Kugel.

“Non c’è niente da capire” spiegò il professor Jove. “Faceva male. Prima lo hanno frustrato quasi a morte, poi lo hanno immobilizzato e gli hanno infilato dei chiodi di ferro nei polsi. Se è stato fortunato, gli hanno fatto la stessa cosa ai peidi. Altrimenti il peso del corpo sul torace gli avrebbe impedito di respirare, costringendolo ad una morte lenta e dolorosa per asfissia.”

“Continuo a non capire! insistette Kugel.

“C’è dolore in questo mondo” disse il professor Jove. “C’è sofferenza. Sperare che non esistano non fa che peggiorare le cose”

*è lo psicoterapeuta da cui si reca il protagonista Kugel.

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