Un’esperienza di Mindfulness molto convincente

Il mio trucco per evitare che i cali mi abbattano del tutto  è nel mio modo di pensare, o meglio nel modo in cui mi sforzo di pensare. Non è una tecnica a prova di bomba, ma fa meraviglie. Gli psicologi la chiamano mindfulness, che vuol dire consapevolezza. È una forma di meditazione secondo cui, anziché tentare di mettere a tacere i pensieri o di trovare la pace interiore, accogliamo e accettiamo i pensieri così come si presentano alla mente: in maniera obiettiva, senza giudicarli, consapevoli dell’istante in cui si manifestano.

Di chi sono queste parole? Così continua:

Il segreto è proprio l’obiettività: è così che percepisco ciò che succede nel mio corpo in ogni momento, e anche l’effetto che pensieri hanno sul fisico. Analizzare i pensieri senza giudicarli mi aiuta a trovare la lucidità. Pratico questo esercizio ogni giorno tra un quarto d’ora, li considero altrettanto importanti dell’allenamento fisico. È semplice: ritagliatevi cinque minuti impostando la sveglia sul telefono restate seduti in silenzio concentrandomi sulla respirazione, sul tempo presente e sulle sensazioni fisiche. Lasciate scorrere pensieri. Li sentirete rimbalzare in tutte le direzioni ed è così che deve essere. Il nostro compito è lasciarli andare e venire.

E poi:

Nelle nostre vite c’è fin troppo rumore, e il rumore provoca stress. La mindfulness è un modo per allontanarsi dal rumore e limitarsi ad essere. Se fate regolarmente questo esercizio, anche solo per brevi periodi, imparerete cose sorprendenti su voi stessi, perché sarete consapevoli del momento che state vivendo e inizierete a notare davvero le cose.

Per quanto mi riguarda mi ha aiutato a capire quanta energia negativa scorre nel mio cervello. Dopo essere riuscito a fare un passo indietro e osservare con obiettività i miei pensieri, ho visto chiaramente un’enorme quantità di emozioni negative.

Dubbi su me stesso, rabbia, preoccupazione per la mia vita, per la mia famiglia. Paura di non essere abbastanza bravo, di allenarmi in modo sbagliato e di affrontare male un incontro, di sprecare tempo e potenziale. E poi ci sono le piccole battaglie: i litigi immaginari con persone che quel giorno non vedrò neppure o su argomenti che non verranno mai fuori.

Queste parole sono di Novak Djokovic ne “Il punto vincente” (ed. italiana Numeri Primi, 20il-punto-vincente14) che racconta come è riuscito a diventare il numero uno del tennis mondiale imparando a conoscere meglio il suo corpo, così daoffrirgli il cibo di cui aveva bisogno e la serenità che gli mancava.

Come? Associando una dieta particolare alla pratica di meditazione di consapevolezza (mindfulness), così da non farsi travolgere da quei cali emotivi che naturalmente possono colpire tutti, in qualsiasi momento della vita e della giornata, ma che in un torneo del grande Slam possono essere determinanti.

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