Centro Mindfulness Firenze
Close
Joker: dove finisce la compassione e comincia la disperazione

Joker: dove finisce la compassione e comincia la disperazione

joker

Quando pensiamo alla sofferenza, al dolore, all’isolamento, alla deprivazione, alla solitudine, alla disperazione, all’angoscia, alla paura della malattia mentale…

Ecco, il film Joker incarna tutti questi sentimenti insieme.

L’inizio del film già mostra come la natura umana, così complessa, e affascinante, può mostrare delle facce nascoste ed inquietanti: quest’uomo, Joker, che forza un sorriso sul proprio volto, dando un risultato che è ben lontano dall’effetto di un sorriso…

Chi è Joker?

È un uomo, innanzitutto, affetto da un disturbo psichico che lo porta ad emettere delle risate strozzate e forzate proprio quando il suo sentimento profondo è opposto, fatto di paura, vergogna, tristezza…

E da qui nasce un paradosso doloroso: l’incomprensione degli altri, la solitudine e il disprezzo, che fanno di lui un essere ai margini della società.

Dove finisce la compassione?

Ma oltre a essere un uomo Joker è stato un bambino.

Un bambino con una storia altrettanto e più dolorosa, come piano piano drammaticamente emerge. Un bambino che non è stato allevato nell’amore, nel calore, nell’accoglienza, ma nell’incuranza dei suoi bisogni e sentimenti, nel neglect, nonché nella violenza, fisica, in cui la sua vita era ripetutamente messa a rischio da una madre insufficiente mentalmente e delirante, ed emotiva.

“Sorridi…DEVI essere un bambino felice!” e per questo era stato soprannominato “Happy” dalla madre , che gli ripeteva questa frase.

Un  messaggio che potrebbe sembrare frutto di amore o una forma di augurio, ma che nasconde una violenza implicita, fatta di negazione dei suoi sentimenti e reali stati d’animo: una potente invalidazione dei suoi stati mentali ed emotivi.

L’invalidazione è un meccanismo subolo, che porta la persona a sentirsi “sbagliata” poiché gli viene detto che quello che sta provando/pensando/sentendo è sbagliato, esagerato, e va cambiato.

Joker si sforza così di cambiare la sua espressione in una risata e così sogna di fare il comico, di rivoluzionare la propria vita e quella della madre attraverso la comicità…

Ma quel sorriso che si sforza di mettere sulla propria faccia fin dalla prima immagine del film dà il senso del dolore, della forzatura, della violenza su se stessi.

E poi, come nella vita può davvero accadere, ad un certo punto il fragile equilibrio fino a quel momento mantenuto, si rompe e tutto comincia ad andare a rotoli, in una spirale di violenza che rimane ormai l’ultima dimensione alla quale Joker sente di appartenere.

Ci sono solo un paio di momenti, durante il film, in cui si percepisce la speranza di un cambiamento possibile: un possibile amore, una relazione affettiva che potrebbe, forse, nascere, la fantasia di ricevere un apprezzamento, una gentilezza, quella percezione di essere finalmente “visti” da qualcuno.

Self-Compassion

Questo ci dà il senso di come nella vita ciò che davvero ci permette la felicità è la sensazione di essere oggetto di amore e attenzione, di poterlo essere, anche se in un determinato momento della nostra vita ne siamo sprovvisti, ed è un sentimento che si costruisce nell’self-compassioninfanzia e che poi possiamo portarlo dentro di noi, nella vita.

Ma anche se non avessimo avuto la fortuna di avere dei “care-giver” che ci hanno allevato con amore e attenzione, possiamo fare in seguito questa esperienza: oggi le pratiche di mindfulness, di consapevolezza, sulla compassione, sulla gentilezza amorevole (loving-kindness) ci aiutano a ritrovare quella forma di affetto incondizionato verso noi stessi, per come siamo, non per come dovremmo o vorremmo essere. Nella nostra società, quella occidentale, è fondamentale, perché siamo spinti alla performance, al risultato, e non a coltivare l’essere, fatto anche di errori, di contraddizioni, di inesattezze e incertezze.

Ma proprio queste imprecisioni creano la bellezza e la ricchezza dell’essere umano.

Ed il tentare di eliminarle dalla nostra vita può solo creare una aberrazione della nostra natura, ed un sentirci alienati, disconnessi dalla nostra esperienza.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di connessione, con noi stessi e con gli altri.

Keywords: malattia mentale, solitudine, disperazione, depressione, loving-kindness, gentilezza amorevole, mindfulness, self-compassion.

Chiamaci

Vieni a trovarci