Disturbo Bipolare

BIPOLNell’ambito della classificazione dei disturbi psichici più accreditata, il DSM-5 del 2013, con un significativo cambiamento rispetto al passato, il disturbo bipolare e le forme cliniche ad esso correlate sono state poste tra i capitoli dello spettro della schizofrenia. È stata dunque riconosciuta la loro posizione a ponte tra le psicosi maggiori e i disturbi depressivi in termini di sintomatologia, di storia familiare e di genetica.

Il disturbo bipolare condivide con i disturbi depressivi e in generale con i disturbi dell’umore la caratteristica di un andamento episodico. Per la diagnosi di disturbo bipolare, secondo il DSM-5, è infatti necessario soddisfare i seguenti criteri per un episodio maniacale, che può essere preceduto o seguito da episodi attenuati (detti ipomaniacali) o depressivi maggiori.

  1. Un periodo definito di umore anormalmente e persistentemente elevato, espanso o irritabile, e di un aumento anomalo dell’attività finalizzata o dell’energia, della durata di almeno una settimana e presente per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni (o di qualsiasi durata, se è necessaria l’ospedalizzazione)
  2. Durante il periodo di alterazione dell’umore e di aumento di energia o attività, tre (o più) dei seguenti sintomi (quattro, se l’umore è solo irritabile) sono presenti a un livello significativo e rappresentano un cambiamento evidente rispetto al comportamento abituale:
  • Autostima ipertrofica o grandiosità
  • Diminuito bisogno di sonno (per es. sentirsi riposato dopo solo 3 ore di sonno)
  • Maggiore loquacità del solito, oppure spinta continua a parlare
  • Fuga delle idee, o esperienza soggettiva che i pensieri si succedano rapidamente
  • Distraibilità (cioè, l’attenzione è troppo facilmente deviata da stimoli esterni non importanti o non pertinenti) riferita o osservata
  • Aumento dell’attività finalizzata (sociale, lavorativa, scolastica o sessuale) o agitazione psicomotoria (cioè attività immotivata non finalizzata)
  • Eccessivo coinvolgimento in attività che hanno un alto potenziale di conseguenze dannose (per   acquisti incontrollati, comportamenti sessuali  sconvenienti o investimenti finanziari avventati)ù
  1. L’alterazione dell’umore è sufficientemente grave da causare una marcata compromissione del funzionamento sociale o lavorativo o da richiedere l’ospedalizzazione per prevenire danni a sé o agli altri, oppure sono presenti manifestazioni psicotiche
  2. L’episodio non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza o un’altra condizione medica

Ecco dunque che l’episodio maniacale è descritto non esclusivamente come una entità clinica antitetica all’episodio depressivo classico, anzi, come un caleidoscopio, esso si caratterizza per la molteplicità e la mutevolezza delle espressioni sintomatologiche, che non di rado comprendono anche elementi comuni ad altri ambiti nosografici, come quello della psicosi schizofrenica.

«… la forma e i modi in cui si manifesta la mania sono molteplici. Alcuni sono allegri e vogliono giocare… altri, di natura passionale e distruttiva, cercano di uccidere gli altri e anche se stessi…»

Areteo di Cappadocia, 150 d.C.

Classicamente si verifica un’esaltazione dei vissuti soggettivi di benessere e di potenza, sono presenti un senso di gioia e di libertà eccessivi per durata ed intensità e, soprattutto, non attinenti all’esperienza  vissuta. Questi aspetti apparentemente ludici e giocosi spesso sono improvvisamente sostituiti da rabbia e aggressività. Non sono rare, inoltre, le manifestazioni psicotiche floride, con ideazione bizzarra o persecutoria, fino alla confusione mentale o alla catatonia. Questi aspetti clinici frequentemente interferiscono con la condiscendenza alla cura da parte del paziente, che spesso ha una consapevolezza parziale del proprio disagio.

Il trattamento del disturbo bipolare è individualizzato e, data la natura ricorrente della patologia, esso è in genere a lungo termine. Le fondamenta su cui si struttura comprendono norme di igiene di vita e farmacoterapia psichiatrica. L’assunzione della terapia anche nelle fasi di remissione del disturbo, tra i singoli episodi psicopatologici, influisce favorevolmente sulla prognosi. La psicoterapia rappresenta un valido sussidio nel trattamento del disturbo bipolare, pur non potendo sostituire la terapia farmacologica e non risultando sufficiente, da sola, a prevenire le ricadute della patologia. Nell’ambito della psicoterapia cognitiva, gli interventi sono finalizzati a aiutare il paziente a conoscere e ad accettare meglio il proprio funzionamento, imparando a distinguere più agevolmente i tratti della propria personalità dalle interferenze della malattia. Le tecniche di gestione dello stress, inoltre, ne favoriscono la tolleranza da parte del soggetto, contribuendo quindi indirettamente a ridurre i fattori di rischio di ricaduta.

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