Meno male che ho l’ansia!

A cura della Dr.ssa Caterina Franci

PREMESSE (Fidatevi, per adesso!)

  1. L’ansia è una condizione fisiologica
  2. L’ansia ci aiuta a sopravvivere
  3. L’ ansia non solo è innocua ma è addirittura vantaggiosa per l’evoluzione

 

LE PAROLE MAGICHE:

“FIGHT OR FLIGHT” o REAZIONE DI ATTACCO-FUGA!

Il segreto per imparare a riconoscere, normalizzare e gestire meglio l’ansia sta nella comprensione di questo meccanismo evolutivo. Con l’espressione “reazione di attacco o fuga” ci si riferisce alle risposte fisiologiche che avvengono nel nostro corpo e che ci preparano agli sforzi necessari per combattere o scappare quando ci troviamo di fronte ad uno stimolo percepito come pericoloso. L’ansia deriva proprio da questo meccanismo, che è presente in tutti i mammiferi e che predispone l’animale o l’essere umano a reagire attraverso la rapidissima attivazione di tutte le funzioni neurovegetative necessarie per una fuga o un attacco, ovvero accelerazione cardiaca, aumento del ritmo del respiro, tensione muscolare, aumento dell’attenzione e della vigilanza. In pochi istanti il nostro corpo è pronto ad attaccare o fuggire. Questo meccanismo fisiologico si è sviluppato nel corso dell’evoluzione per aiutarci a sopravvivere dalla tigre dai denti a sciabola, dal nemico che cercava di cacciarci dalla nostra tribù, da qualsiasi cosa che potesse minacciare la nostra vita. Ancora oggi, quando ci troviamo di fronte ad una situazione stressante la nostra corteccia cerebrale invia al sistema nervoso simpatico il messaggio di preparare il corpo all’azione immediata.

Ecco un paio di esempi che possono aiutarci a cogliere l’immediatezza e l’incredibile utilità di tale meccanismo. Abbiamo voglia di mangiare una mela. Andiamo in cucina, raggiungiamo la ciotola in cui teniamo la frutta e … “Oh! Un ragno!”. Immediatamente tendiamo ad indietreggiare, il nostro cuore inizia a battere più velocemente, il nostro stomaco si chiude. Ma, nel giro di pochi istanti, ci rendiamo conto che non ci troviamo di fronte ad un pericolo estremo e il nostro corpo torna rapidamente in equilibrio (ovviamente se non abbiamo una fobia dei ragni).

Sei a letto. Vieni svegliato da un rumore. “Oddio, sarà un ladro?” Immediatamente entri in uno stato di allerta – ti siedi, tendi le orecchie, il cuore batte più rapidamente, i polmoni si dilatano per incamerare più ossigeno e ti prepari a reagire. Ad un tratto il tuo compagno grida “Scusa, mi è caduto un piatto”. Fai un respiro profondo e ti tranquillizzi, lo maledici e torni a dormire. In entrambi i casi, in un tempo molto breve, ci rendiamo conto che c’è stato un errore nella nostra elaborazione dell’evento e il nostro corpo ritorna rapidamente in equilibrio.

Purtroppo molti di noi lottano costantemente contro delle “tigri invisibili”, percependo ovunque pericoli e minacce e attivando la reazione di “attacco-fuga” anche quando non vi è alcun pericolo reale. Molti sono gli eventi che possiamo percepire erroneamente come una minaccia o un pericolo e che pensiamo di non essere in grado affrontare. Qualche esempio? Dover parlare in pubblico, sostenere un colloquio di lavoro, andare ad un appuntamento, guidare nel traffico, partecipare a eventi sociali, parlare con il capo. Se sei un soggetto ansioso, è probabile che tu abbia paura di molte cose e che la reazione di “attacco e fuga” in te si attivi molto frequentemente. Naturalmente, le situazioni rappresentano un pericolo solo se le percepiamo come tali.

COSA ACCADE QUANDO SI ATTIVA IL MECCANISMO FIGHT or FLIGHT?

 

  • Vertigini e capogiri: sono causati dal rilascio di adrenalina e dall’aumento dei livelli di ossigeno;
  • Visione a tunnel: le pupille si dilatano per far entrare più luce, la muscolatura intorno agli occhi si contrae per migliorare la messa a fuoco sulla minaccia. Come risultato si ha la perdita della visione periferica;
  • Accelerazione cardiaca: il cuore inizia a battere più velocemente per aumentare la circolazione, prevedendo che i muscoli avranno bisogno di maggiore ossigeno;
  • Difficoltà di respirazione: le narici si dilatano per far arrivare più ossigeno ai polmoni, così da tenere il passo con l’aumento della circolazione del sangue (questo può innescare una rapida respirazione superficiale);
  • Tensione del collo e delle spalle: causata dal fatto che arriva più ossigeno ai muscoli;
  • Rossore: l’adrenalina provoca una dilatazione dei vasi così da migliorare il flusso sanguigno e l’apporto di ossigeno;
  • Sudorazione: il corpo si riscalda, perché è più difficile lavorare per far circolare il sangue, di conseguenza sudiamo, proprio per permettere al nostro corpo di raffreddarsi e quindi di regolare la temperatura;
  • Sensazione di “farfalle nello stomaco”: il cortisolo “spegne” il sistema digestivo, in quanto non è necessario per combattere o fuggire, reindirizzando il sangue ai sistemi essenziali come il cuore, i polmoni, le gambe e le braccia. Questo può anche causare disturbi gastrointestinali quali nausea e diarrea;
  • Secchezza delle fauci: il cortisolo spegne temporaneamente anche questo sistema non essenziale, riducendo la produzione di saliva;
  • Tremori, formicolio e agitazione: causati dal rilascio di adrenalina e dal sovraccarico di ossigeno;
  • Senso di oppressione al petto e alla gola e difficoltà di respirazione: il corpo si sta sovraccaricando di ossigeno, pertanto cerca di abbassarne il livello, riducendone l’assunzione

Se, in condizioni di normalità, l’ ansia rappresenta una specie di allarme adattivo, nella sua espressione patologica, come negli attacchi di panico, assume una connotazione disfunzionale.

Negli attacchi di panico i sintomi fisiologici dell’ansia vengono interpretati in maniera catastrofica, ad esempio una normale accelerazione del battito cardiaco può essere erroneamente interpretata come un attacco di cuore. La persona a questo punto si spaventa ancora di più: ciò ha l’effetto di aumentare ulteriormente l’ansia e quindi di acuire i sintomi. Le sensazioni somatiche vengono quindi vissute come il segno che accadrà qualcosa di terribile e irrimediabile: “Perderò il controllo“, “Sverrò“, “Non tornerò più come prima“, “Mi verrà un infarto“. Si innesca così un circolo vizioso in cui la paura intensa, conseguente alle interpretazioni catastrofiche dei sintomi fisici e mentali, produce, a sua volta, un aumento dei sintomi stessi che vengono ulteriormente interpretati come

catastrofici e confermano il timore iniziale di un malore imminente, portando in brevissimo tempo all’attacco di panico. Gli attacchi di panico rappresentano dunque l’esito di interpretazioni “catastrofiche” di normali reazioni corporee dovute all’ansia. La costante attenzione focalizzata sui segnali provenienti dal proprio corpo e dall’ambiente circostante favorisce la paura di un imminente attacco di panico. Questo stato di apprensione e di continuo monitoraggio delle proprie sensazioni interne a sua volta aumenta il livello d’ansia creando un circolo vizioso che si autoalimenta.

In conclusione, si può affermare che negli attacchi di panico le reazioni fisiologiche dovute all’ansia vengono interpretate in maniera catastrofica generando una risposta di attacco o fuga, che si attiva però per un falso allarme.

Se ti servono maggiori informazioni, puoi contattarmi: caterinafranci@gmail.com

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