Disturbi del Comportamento Alimentare

Disturbi alimentaritrattamento dei disturbi alimentari presso il nostro centro a firenze

A chi non è mai capitato di guardarsi allo specchio e di vedersi “uno schifo”?

Chi non ha mai detto o anche solo pensato “oddio…mi sento davvero grassa/o…ora basta…da domani devo assolutamente mettermi a dieta”?

Essere insoddisfatti del proprio corpo è un’esperienza del tutto normale e molto comune. Le emozioni che proviamo e che spesso etichettiamo come negative (quali l’ansia, la rabbia, la vergogna, la colpa e molte altre), così come i pensieri che ci passano per la testa, sono capaci di influenzare anche il modo nel quale ci vediamo riflessi nello specchio. Ed è anche per questo motivo che quando non stiamo bene, quando “sentiamo male e pensiamo male”, finiamo spesso per vederci anche male.

La relazione tra cibo ed emozioni è un labirinto inestricabile in cui possono perdersi anche i terapeuti più esperti.

E allora forse è utile chiedersi “cos’è che porta da una normale insoddisfazione per il proprio corpo allo sviluppo di un disturbo alimentare”?

Ognuno di noi stima il proprio valore personale e, quindi, la propria autostima a partire da “come gli vanno le cose” in vari domini di vita: la scuola, il lavoro, la famiglia, il partner, gli amici, gli hobby e…l’aspetto fisico! E’ del tutto normale che ad ognuno di noi piaccia sentirsi bene e vedersi bene (anche fisicamente) ed è altrettanto sano dedicare del tempo alla cura del proprio corpo.

Ma quando l’attenzione che dedichiamo al nostro aspetto fisico diventa così pervasiva da schiacciare gli altri domini…quando il solo modo per essere brave/i ed amabili passa attraverso il controllo che riusciamo ad esercitare su peso, forme corporee ed alimentazione…allora iniziano a svilupparsi questi problemi.

 Quali sono le cause?

Non è possibile identificare una sola causa responsabile dell’insorgenza di un disturbo alimentare: questi disturbi si sviluppano e si mantengono a causa di molteplici fattori di rischio, precipitanti e di mantenimento.

Tra i fattori di rischio generale possiamo elencare il sesso femminile, l’età adolescenziale e l’appartenere ad una società occidentale. Questi fattori di rischio non sono modificabili e aumentano in generale il rischio di sviluppare un disturbo.

Tra i fattori di rischio specifici (presenti solo nei disturbi alimentari) rientrano invece il rischio di fare diete e la presenza in anamnesi di disturbi dell’alimentazione in famiglia.

Sono riconosciuti come fattori precipitanti alcuni eventi positivi o negativi occorsi anche un anno e mezzo prima dell’insorgere del sintomo. Tra questi possiamo trovare problematiche interpersonali, lavorative o scolastiche, i frequenti e ripetuti tentativi di intraprendere delle diete, ma anche l’inizio di una relazione, la nascita di un figlio, una promozione sul posto di lavoro etc.

Infine, si strutturano come fattori di mantenimento la tendenza a valutare il proprio valore personale a partire dal controllo che riescono ad avere sul peso, le forme e l’alimentazione, la preoccupazione per le forme corporee, il peso ed il cibo, il pensiero dicotomico (del tipo 0 o 100, tutto o nulla), l’ostinazione di voler tenere il peso corporeo al di sotto di quello che sarebbe naturale in base all’età e all’altezza, la dieta ferrea (caratterizzata dal saltare pasti, ridurre porzioni, eliminare alcuni cibi), il digiuno, l’esercizio fisico eccessivo, le abbuffate, il vomito autoindotto, l’uso di lassativi e/o diuretici, il body checking e gli evitamenti legati all’esposizione del corpo.

Esistono anche dei fattori di mantenimento ancora più specifici di chi sviluppa un disturbo alimentare come ad esempio il perfezionismo clinico, la bassa autostima nucleare, l’intolleranza alle emozione ed i problemi interpersonali.

 Quali sono?

Nella sezione “Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione” (feeding and eating disorders) il DSM-5 elenca ora sei categorie diagnostiche principali più due residue e indica i criteri che, secondo l’American Psychiatric Association, devono essere soddisfatti per poter applicare le varie diagnosi: “Le due categorie residue sono destinate ad accogliere le sindromi parziali o sottosoglia e altre forme di rapporto problematico con il cibo”.

Nel DSM-5 sono stati forniti criteri diagnostici per i seguenti disturbi alimentari: la Pica, il Disturbo da Ruminazione, il Disturbo Evitante/Restrittivo dell’assunzione di cibo, l’Anoressia Nervosa, la Bulimia Nervosa, il Binge Eating Disorder (Disturbo da Abbuffate Incontrollate). Le due categorie residue sono quelle dei Disturbi della nutrizione e dell’alimentazione con altra specificazione e quelli senza specificazione.

Come si trattato i disturbi alimentari? 

Il trattamento cognitivo-comportamentale dei disturbi alimentari presso il nostro centro a Firenze prevede un lavoro congiunto da parte di più figure professionali che lavorano in équipe: il dietista-nutrizionista, lo psicoterapeuta e lo psichiatra.

La terapia mira a modificare l’idea che il peso e le forme corporee rappresentano l’unico o il principale fattore in base al quale stimare il proprio valore personale. Lo scopo di questo tipo di trattamento è quello di aiutare chi soffre di questi disturbi a imparare a gestire il proprio sintomo, a sostituirlo con comportamenti più adeguati e soddisfacenti e ad identificare e modificare alcune modalità di pensiero disfunzionali che favoriscono il mantenimento della problematica alimentare.

Il trattamento prevede tre fasi:

  1. la prima fase è finalizzata a normalizzare il peso e ad abbandonare i comportamenti di controllo del peso;
  2. la seconda fase tende a migliorare l’immagine corporea, la valutazione di sé e i rapporti interpersonali;
  3. la terza prevede l’applicazione di procedure finalizzate a prevenire le ricadute, a mantenere i risultati raggiunti durante il trattamento e a preparare la fine della terapia.

 Gli strumenti che si sono rivelati maggiormente utili per raggiungere questi scopi sono: il diario alimentare, alcune strategie di alimentazione, il problem solving, la ristrutturazione delle idee irrazionali su di sé e su gli altri.

E’ prevista, inoltre, l’applicazione di specifici moduli di trattamento per i pazienti che presentano uno o più dei seguenti fattori di mantenimento specifici del disturbo (perfezionismo clinico; bassa autostima nucleare; intolleranza alle emozioni; problemi interpersonali).

Anoressia

Bulimia

Disturbo da Alimentazione Incontrollata

 

Dr.ssa Michela Meneghetti

michela.meneghetti@me.com

Cell. 338 6008306

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