La personalità e i Disturbi di Personalità

Disturbi della personalitàil trattamento dei disturbi della personalità

La Personalità

Come possiamo definire il concetto di personalità?

Più volte si è tentato di rispondere a questa domanda, incontrando notevoli difficoltà…

«L’esigenza prima della psicopatologia è sempre quella di servirsi di determinati concetti in modo univoco. Ma nessun concetto viene impiegato con significati tanto diversi e variabili come quelli di Personalità o Carattere». Jaspers, 1965.

La stessa estrema varietà delle diverse personalità in cui quotidianamente ci imbattiamo nella nostra vita rende più difficile comprendere in modo chiaro il senso alla base del concetto di personalità.

«Se si fanno scorrere innanzi ai propri occhi le varie caratterologie, si ha l’impressione dell’infinito». Jaspers, 1965.

Tenuto conto di questo, possiamo avvicinarci a capire intuitivamente il significato della parola personalità con l’aiuto delle definizioni proposte da autorevoli scienziati:

«la Personalità è, prima di tutto, un fatto di esperienza psicologica ingenua. A ognuno di noi appare come l’elemento di sintesi e di continuità dell’esperienza interna». Lacan, 1980.

«La personalità è il modello che ciascuna persona, da essere pensante, sviluppa come modalità di interazione con i tratti di cui è dotato, i contesti sociali con cui viene a contatto e le esperienze della sua vita». Allport, 1969.

Il termine origina dal latino “persona” (per-sona, attraverso cui passa il suono della voce) che significava maschera, quella cioè che l’attore indossa per apparire sulla scena. Gradualmente la parola ha perduto le caratteristiche di illusorietà, per definire ciò che sta dietro la maschera.

«La Personalità è ciò che dà ordine e congruenza a tutti i diversi tipi di comportamento in cui si esprime l’individuo». Hall e Lindzey, 1957.

 

I disturbi della personalità

Tanto complesso è fornire una definizione del concetto di personalità, quanto non è affatto semplice definirne le varianti abnormi o patologiche. Andando ad interessare direttamente gli aspetti stabili e strutturali di ciascuna persona e le modalità con cui questa interagisce con il mondo, le proposte in tal senso inoltre hanno corso il rischio di risultare fortemente discriminanti. Per definire i disturbi della personalità, si è pertanto spesso sottolineata l’importanza che deve avere la presenza di un forte disagio soggettivo.

“Anormale” – detto in generale – non è «una constatazione effettiva, ma una valutazione». Schneider, 1963.

Per Schneider, dunque, le personalità abnormi rappresentano quelle deviazioni che oltrepassano l’ampiezza di oscillazioni normali delle personalità; normativa è quindi la norma media, che non è una norma di valore.

Le persone affette da disturbi della personalità spesso incontrano gravi difficoltà nella gestione delle situazioni problematiche della loro esistenza. Dotate di una scarsa capacità di adattamento all’ambiente, a causa del loro stile di pensiero e di comportamento rigido e inflessibile, esse inevitabilmente incontrano difficoltà relazionali e sperimentano una profonda sofferenza.

Nel DSM-V il disturbo di personalità si definisce come segue:

  1. Un pattern abituale di esperienza interiore e di comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo. Questo pattern si rende manifesta in due o più delle seguenti aree:
  2. Cognitività (modalità di percepire o interpretare sé, gli altri, gli accadimenti)
  3. Affettività (ampiezza, intensità, labilità o appropriatezza delle risposte emotive)
  4. Funzionamento interpersonale
  5. Controllo degli impulsi
  6. Il pattern abituale risulta inflessibile e pervasivo in un ampia varietà di situazioni personali e sociali
  7. Il pattern abituale determina disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o n altre aree importanti
  8. Il pattern è stabile e di lunga durata, e l’esordio può essere fatto risalire almeno all’adolescenza o alla prima età adulta
  9. Il pattern abituale non risulta meglio giustificato come manifestazione o conseguenza di un altro disturbo mentale
  10. Il pattern abituale non è attribuibile agli effetti fisiologici di una sostanza (ad es. una sostanza di abuso o un farmaco) o di un’altra condizione medica (ad es. trauma cranico).

Il trattamento dei disturbi di personalità avviene attraverso l’applicazione di specifiche tecniche psicoterapeutiche e non può essere che fortemente individualizzato, sia in virtù della tipologia di disturbo di personalità diagnosticato, sia per quanto invece dipende dalla specificità delle caratteristiche del soggetto in questione.

Gli obiettivi della terapia mirano a fornire al paziente un beneficio riguardo agli stati d’animo negativi e problematici che attraversa. Questo può avvenire da un lato aiutando la persona a riflettere sui propri stati interni e le proprie emozioni, dall’altro affrontando con lui le dinamiche interpersonali in cui si trova immerso e facilitando il suo rapporto con il proprio contesto esistenziale.

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