Disturbo di Dismorfismo Corporeo

dismorfismo corporeoGli individui con Disturbo di Dismorfismo Corporeo (in precedenza noto come dismorfofobia) sono preoccupati per uno o più difetti o imperfezioni percepiti nel loro aspetto fisico, che ritengono essere brutto, non attraente, anormale o deforme. Queste imperfezioni non sono osservabili agli altri o appaiono solo in modo lieve; tali preoccupazioni possono essere focalizzate su una o più aree corporee e vengono percepite come intrusive, indesiderate occupando la mente del soggetto per molto tempo. In risposta alle preoccupazioni vengono messi in atto eccessivi comportamenti ripetitivi  o azioni mentali.

Secondo il DSM-V, che inserisce tale problematica all’interno dei Disturbi Ossessivo-Compulsivi correlati, i criteri diagnostici per il Disturbo di Dismorfismo Corporeo sono:

A) Preoccupazione per uno o più difetti o imperfezioni percepiti nell’aspetto fisico, che non sono osservabili o appaiono agli altri in modo lieve

B) A un certo punto, durante il decorso del disturbo, l’individuo ha messo in atto comportamenti ripetitivi ( guardarsi allo specchio, curarsi eccessivamente nel proprio aspetto, stuzzicarsi la pelle, ricercare rassicurazioni) o azioni mentali (confrontarsi con gli altri) in risposta a tali preoccupazioni

C) La preoccupazione causa disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento in aree importanti

D) La preoccupazione legata all’aspetto non è meglio giustificata da preoccupazioni relative al grasso o peso corporeo in individui che soddisfano criteri per un Distrubo Alimentare

Viene, inoltre, introdotta una variante con il nome di Dismorfismo muscolare, una forma che colpisce tendenzialmente il genere maschile e consiste nella preoccupazione riguardo all’idea che il proprio corpo sia troppo piccolo o insufficientemente snello o muscoloso (in presenza di una corporatura non eccessivamente snella o anche marcatamente muscolosa). In risposta a questo le persone possono fare esercizio fisico eccessivo, assumere sostanze come androgeni-anabilizzanti, arrivando talvolta a causare danni corporei.

L’approccio terapeutico cognitivo-comportamentale sembra essere particolarmente utile per modificare la percezione distorta di sé, ridurre i comportamenti di controllo del difetto e il recupero di una relazione positiva con la propria immagine.

 

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