Il gioco d’azzardo patologico

DISTURBO DA GIOCO D’AZZARDO PATOLOGICO

 

gioco azzardo

Molte persone almeno una volta nella propria vita hanno giocato d’azzardo ed hanno sperimentato il vissuto più o meno piacevole relativo alla vincita o alla perdita di piccole somme; questo non significa che tali giocatori, cosiddetti “occasionali” diventeranno “giocatori patologici”.

Quando si parla di “gioco d’azzardo patologico” si fa riferimento proprio ad un tipo di “relazione” che l’individuo sviluppa nei confronti del gioco. Una relazione che porta ad assumere dei “comportamenti problematici ricorrenti e persistenti” che portano a compromettere gravemente molti ambiti della propria vita .

Sulla base di queste considerazioni, alcuni autori, hanno suggerito di estendere l’ambito delle “dipendenze da uso di sostanza” alle “dipendenze senza sostanza” ed individuare una nuova categoria di disturbi cosiddetti di “addictions”; il termine “addiction” rimanda al concetto di “schiavitù forzata” e di “perdita di controllo”, mentre il termine “dipendenza” resta maggiormente legato alle tipiche manifestazioni dell’uso cronico di sostanze, ossia la dipendenza fisica, l’astinenza e la tolleranza.

Questo cambiamento di terminologia è importante perchè sposta il focus del disturbo, dall’uso cronico di una sostanza e la dipendenza fisica associata, agli effetti dannosi del processo di dipendenza sull’individuo, i suoi amici, i familiari e la società stessa.

Sulla base di queste premesse, il GAP è stato effettivamente inserito tra i disturbi correlati a sostanze e disturbi di addiction, nella quinta versione del DSM:

 

Si parla di disturbo di gioco d’azzardo patologico il giocatore, ha bisogno di quantità crescenti di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata, sulla base dell’idea che maggiore è la cifra che investe, maggiore sarà quella che guadagna.

La persona può avere fatto ripetuti sforzi per controllare, ridurre il gioco, ma se smette di giocare può diventare irrequieto ed irritabile, ed in generale è costantemente preoccupato dal gioco; i suoi pensieri sono rivolti spesso ad analizzare, pianificare, rivivere la propria avventura.

Può giocare come reazione ad un momento di disagio, per esempio quando si sente giù di morale, oppure in ansia per qualcosa, oppure in colpa.

Una caratteristica nel comportamento del giocatore d’azzardo è la tendenza a “rincorrere le perdite”, che implica un bisogno urgente di giocare per annullare una perdita o una serie di perdite.

Inoltre può arrivare a mentire per nascondere l’entità del proprio coinvolgimento con il gioco.

È chiaro che tutti questi comportamenti possono portare ad una compromissione delle relazioni affettive e della carriera di studi e professionale, oltre a gravi problemi finanziari.

 

Origini del disturbo da gioco d’azzardo patologico

 

Molti studi evidenziano la multifattorialità nello sviluppo di questo disturbo, che vede coinvolti aspetti individuali e sociali nel passaggio da un comportamento di gioco cosiddetto “occasionale”, ad un comportamento di gioco definito “patologico”.

Alcuni studi hanno evidenziato il coinvolgimento di diverse aree e sistemi neuronali nella regolazione del controllo degli impulsi e nella regolazione dell’ansia e della paura, relative al comportamento di gioco; questi studi hanno portato a considerare il GAP una vera e propria malattia con basi neuro-fisio-patologiche.

Altri studi hanno evidenziato una correlazione tra tratti di impulsività del carattere ed il comportamento di gioco; persone più “vulnerabili” possono risentire dell’alto grado di disponibilità ed accessibilità agli stimoli di gioco presenti, soprattutto se sono disponibili  con un’alta intensità in tutto il territorio e senza una adeguata regolamentazione.

 

Alla base del mantenimento del comportamento di gioco vi sarebbero inoltre delle distorsioni cognitive, relative ad un’interpretazione errata dei segnali dell’ambiente, per esempio sensazioni interne sulle probabilità di vincita, oppure calcoli particolari per poter dominare la situazione di gioco ed ottenere una vittoria.

 

Trattamento terapeutico

 

Il primo passo importante nel trattamento del gioco d’azzardo patologico è la valutazione della richiesta d’aiuto da parte del paziente; la motivazione del paziente è infatti importante per intraprendere qualsiasi percorso di cambiamento, ma è fondamentale nel caso di un disturbo di dipendenza, poiché implica un carico enorme di impegno e collaborazione da parte del soggetto per interrompere il comportamento di gioco.

Se sono i familiari del giocatore a rivolgersi ad uno specialista è opportuno valutare la richiesta d’aiuto e proporre un percorso di sostegno anche al familiare, che si trova coinvolto.

 

Il trattamento terapeutico dunque prevede un intervento sia sul piano emozionale (gestione emozioni positive e negative relative al comportamento di gioco),che cognitivo (sulle distorsioni cognitive relative al “controllo sulle vincite”, all’illusione di poter smettere quando la persona vuole, alla convinzione di “stare per vincere”), che sul piano comportamentale (comportamenti di astensione dal gioco , per esempio stare lontani dagli stimoli di gioco e da altri giocatori e trovare attività di intrattenimento alternative e socializzanti).

 

È opportuno valutare la possibilità di un supporto farmacologico, relativo alla gestione dell’ansia e della depressione spesso presenti in questo tipo di disturbo.

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