Disturbo Ossessivo-Compulsivo

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Il mio peccato principale è il dubbio.  Io dubito di tutto e mi trovo sempre nel dubbio.
(Lev Tolstoj)

Il disturbo ossessivo compulsivo è un disturbo che colpisce  senza distinzioni di sesso dal 2%  al 3%  della popolazione. Il recente DSM-V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Distrubi Mentali, 2014) inserisce il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) tra i disturbi Ossessivo-Compulsivo Correlati insieme al Disturbo d’Accumulo, Dismorfismo Corporeo, Tricottilomania (strappamento di peli),e il Disturbo da escorazione (stuzzicamento della pelle). 

Il DOC è caratterizzato dalla presenza di ossessioni e di compulsioni (anche se in alcuni casi si possono presentare soltanto ossessioni in assenza di compulsioni o viceversa). Le ossessioni sono pensieri, impulsi, immagini mentali che si manifestano ripetutamente nella mente di una persona e vengono percepiti come sgradevoli, intrusivi e causano disagio significativo, sia perchè sfuggono al controllo della persona che li esperisce, sia perchè causano intense reazioni emotive negative. A volte il dsagio provato è descritto semplicemente come una sgradevole sensazione che “c’è qualcosa che non va” ( “not just right experience”). Le compulsioni sono i comportamenti (anche mentali) ripetitivi, messi in atto per ridurre il senso di disagio e l’ansia provocata dai pensieri ossessivi. La compulsione, dunque, riduce l’ansia produce sollievo e dà un senso di relativa sicurezza.

Tra le ossessioni più frequenti:

  • Timore di contaminarsi o contaminare (anche a seguito di contagio con malattie infettive)
  • Timore dei germi e dello sporco
  • Timore di aver inavvertitamente fatto del male a qualcuno
  • Timore di farsi del male
  • Timore di essere omossessuali
  • Timore di commettere un errore che possa causare una catastrofe

Tra le compulsioni più diffuse:

  • Lavarsi le mani in modo eccessivo
  • Pulire in modo eccessivo
  • Controllare di non aver commesso errori (controllare gas, porte, serrature, di non aver fatto male ad altri..)
  • Ripetere frasi, contare, pregare
  • Sistemare le cose in modo allineato e “perfetto”

 

Il cuore del disturbo ossessivo risiede nel “Dubbio” di non essere pulito, di aver potuto contrarre una malattia, di non aver fatto la cosa giusta, di aver commesso errori o fatto  (o poter fare) male a sè o ad a terzi. Solitamente la persona riconosce che tali pensieri e comportamenti sono eccessivi e/o irragionevoli ed è proprio questo aspetto che causa notevole sofferenza, ma tale livello può variare sulla base dei momenti e del singolo soggetto. Chi soffre di un DOC è così spaventato e stremato dai continui rituali legati alle ossessioni che può arrivare ad evitare tutta una serie di situazioni che scatenino tali pensieri, entrando in un circolo vizioso che può diventare estremamente invalidante per la vita sociale, relazionale e lavorativa della persona.

Le linee guida internazionali indicano nella terapia farmacologica e nella terapia cognitivo-comportamentale i trattamenti più efficaci. La terapia cognitivo-comportamentale è finalizzata a breve termine a ridurre la quantità e la frequenza dei sintomi e, più a lungo termine, a rendere il soggetto meno vulnerabile ai temi e ai meccanismi cognitivi che hanno contribuito alla genesi e al mantenimento del disturbo. La tecnica elettiva nel trattamento è l’Esposizione combinata con la Prevenzione della Risposta. L’esposizione (nelle sue diverse varianti: esposizione graduale o prolungata; per immagini o in vivo) consiste nel mettere un soggetto in contatto con uno stimolo o situazione che elicita disagio per un lasso di tempo maggiore a quello che il soggetto normalmente tollera, la prevenzione della risposta consiste nel bloccare i comportamenti sintomatici normalmente messi in atto dal paziente dopo il contatto con la situazione temuta. Il comportamento viene bloccato per un tempo maggiore rispetto quello in cui il paziente è “naturalmente” capace di procastinare la risposta interrompendo così il circolo vizioso del DOC. È importante anche un coinvolgimento delle persone che sono accanto a chi soffre di questo problema poichè spesso interferisce nelle dinamiche relazionali della vita quotidiana.

 

 

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